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Tutto su FRED VARGAS - Librandum

Tutto su FRED VARGAS

Postato da Mara Bevilacqua in Recensioni - A pesca di libri

Mettete insieme l’archeozoologia, il Medio Evo, la peste, Cesare Battisti, l’aviaria e una serie di bestseller internazionali e otterrete la regina del polar o, per capirci, del giallo francese. Frédérique Audouin-Rouzeau, in arte Fred Vargas, sopraffina creatrice, in particolare, del commissario Adamsberg e di tre evangelisti memorabili.

Finora, Fred ci ha deliziato con 11 romanzi (più una raccolta di racconti, un graphic novel e un saggio sull’ansia), in Italia tutti pubblicati da Einaudi (che ha un senso della cronologia piuttosto personale); nel mondo ha venduto circa 10 milioni di copie ed è tradotta in 22 lingue.

Dati che vogliono dir tutto e niente, perché ciò che davvero conta – almeno per me – è che Fred Vargas è una delle risposte alla domanda che i milioni di analfabeti di ritorno d’Italia pongono alla sottoscritta e a un pugno di irriducibili: “Perché ti piace leggere?”
Fred Vargas è la (mia) quintessenza del piacere della lettura. Non solo storie avvincenti e originali – il piacere sempre rinnovato di vedere le tessere incastrarsi alla perfezione e senza assurde forzature –, e personaggi così ben caratterizzati da aver ognuno, ormai, una sua voce distinta nella mia testa; ma soprattutto uno stile di scrittura mai banale, mai forzato, intelligente e spiritoso, colto ma mai pesante. E poi i dialoghi, scoppiettanti, saporiti, un gradino sopra la quotidianità ma pur sempre credibili. Leggete:

«Senti,Vandoosler, non fare lo sbirro, per piacere. Sai meglio di me che non si può passare la vita a sguazzare nel crimine.»
«Tu non ci sguazzavi mica, tu investigavi.»
«È la stessa cosa.»
«Può darsi,» disse il Vecchio spingendo la porta. «E quindi ora che fai?»
«Metto in ordine le scarpe,» disse Louis seccamente.
«Ah sì? È meno esteso, come ambito.»
«Sicuramente meno esteso. E con ciò? Tu non ti occupi forse di gratin?»
«Ma tu lo sai perché faccio il gratin?» disse Vandoosler il Vecchio guardandolo fisso. «Liquidi l’argomento in quattro e quattr’otto senza sapere, senza attenzione, senza neanche domandarti: “Perché mai Armand Vandoosler fa il gratin?”»
«Me ne frego del tuo gratin,» disse Louis al limite della sopportazione. «Sto cercando Marc.»
«Faccio il gratin,» continuò Armand Vandoosler aprendo la porta del refettorio, «perché nel gratin sono il migliore. È il mio talento, che dico, il mio genio a costringermi a gratinare. E tu, Tedesco, missione o non missione, avresti dovuto continuare con le indagini.»
(da Io sono il Tenebroso)

Ho letto un primo romanzo alcuni anni addietro, Chi è morto alzi la mano, attratta dal titolo, e ne fui molto soddisfatta, ma non mi prese il fuoco sacro: meno male, perché quando la scintilla è scoccata, qualche settimana fa, con il giallo ambientato alla Biblioteca Vaticana – Prima di morire addio, che si è rivelato davvero il primo della sua produzione, originariamente datato 1994 (Einaudi lo pubblica nel 2010, invece) li avevo tutti a mia completa disposizione. Ho letto i nove mancanti come se non avessi domani. Non so voi, ma io, quando trovo un autore che mi entusiasma, divento la peggiore delle drogate. Non so proprio rinunciare a sapere cosa succede “dopo”, anche se questi romanzi non sono inestricabilmente connessi. Non è una saga, ognuno racconta una storia a sé ma, ovviamente, i personaggi che ricorrono crescono e mutano – vivono – da un libro all’altro. (Per questo, alla fine dell’articolo troverete la corretta cronologia da seguire se siete interessati a leggerli tutti.)
Voi però fatevi un favore e centellinate la lettura: ricordatevi che la gola è un peccato capitale e fatevi accompagnare da Fred quanto più a lungo potete, ché non è dato ancora sapere quando uscirà il prossimo.

Due dati piuttosto significativi: i suoi genitori erano, rispettivamente, una chimica e un noto surrealista (il mix che poi ritroviamo in Fred, scienziata e scrittrice); i suoi modelli di riferimento sono Proust, Hemingway e Agata Christie.
Le storie, che prendono sempre spunto da fatti reali e verificabili, pure quando si parla di vampiri come in Un luogo incerto, sono ricche di ironia e levità, anche di fronte ai delitti. Perché per Fred, che lo ha ripetuto in più interviste, il giallo è un genere arcaico, strettamente correlato alla letteratura epica e alla sua funzione catartica. Serve ad annullare la morte, e per questo l’enigma trova sempre una soluzione. Regala al lettore un viaggio negli orrori dell’umanità e poi lo riporta a casa sano e salvo. E che viaggio, e che compagni di viaggio soprattutto!
Non starò qui a parlarvi di ogni libro, ci sono Wikipedia e il sito Einaudi per questo; ma una breve descrizione dell’ingrediente segreto dei gialli di Fred, i suoi personaggi per l’appunto, almeno quelli ricorrenti, voglio lasciarvela. Et voilà!

Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg risolve i casi apparentemente senza pensarci; i fatti sembrano essere sempre secondari rispetto alle sue “fumose convinzioni” che poi, però, portano dritte ai colpevoli. Ecco un esempio di come funziona la logica investigativa di Adamsberg:


«[…]La cosa nel cerchio diventerà grossa. Non mi chieda come faccio a saperlo, per favore, perché non lo so, ma è inevitabile. […]Da un mese a questa parte i cerchi sono più numerosi. C’è stata un’accelerazione. In tutto questo c’è qualcosa di sordido, non lo avverte?»
Danglard rifletté. Rispose, titubante:
«Forse c’è soltanto qualcosa di malsano… O forse è semplicemente un gigantesco scherzo…»
«No, Danglard, no. Dai cerchi trasuda crudeltà.»
(da L’uomo dei cerchi azzurri)

Lo hanno definito in molti modi, non sempre lusinghieri, ma il più bello e preciso è “spalatore di nuvole”. Adamsberg passa tanto di quel tempo con la testa altrove, possibilmente passeggiando, o al massimo disegnando, che sembra quasi attraversare la vita per caso. Distratto, sovrappensiero, amante dei temporali, delle donne, di Camille (come Benjamin Malaussène della sua Julie), lento, calmo e imperturbabile, capace di seguire fili tenuissimi di ipotesi e poi perdersi nell’abc della quotidianità, passato e futuro gli tendono agguati a cui si assoggetta con lo stile elastico e ammortizzante di una canna di bambù. Inoltre è a capo della più improbabile e formidabile squadra investigativa di Parigi, composta da: il suo braccio destro, il coltissimo, goffo e sull’orlo dell’alcolismo Adrien Danglard – colui che sa tutto su tutto, inesauribile fonte di conoscenza e vita privata disastrata, se non fosse per i 5 figli, non tutti geneticamente suoi; la massiccia agente Violette Retancourt, detta anche dea polivalente, in grado di trasformare la sua energia in quello che le serve al momento – nel nascondiglio perfetto, nella corsa inesauribile, nella capacità di sopravvivere all’impossibile; l’agente Estalère, con gli occhi perennemente spalancati; Veyrenc, capelli stranissimi, un passato misterioso e la curiosa abilità di parlare formulando versi alla Racine; il tenente Froissy, abilissima tecnico audio col magone d’amore e una fame insaziabile; il brutale Noël e il narcolettico Mercadet.

I tre evangelisti, invece, sono tre studiosi di storia che, notazione attualissima, non potendo vivere delle loro ricerche, sono costretti a lavoretti precari. Però il loro vasto sapere sarà fondamentale nella soluzione di molti casi. San Marco, Marc Vandoosler, è uno storico medievista che di giorno fa la colf; San Luca, Lucien Devernois, è esperto della Grande Guerra mentre San Matteo, Mathias Delamarre, è un archeologo specializzato in preistoria. Vivono insieme nella Topaia di rue Chasle insieme a Vandoosler il Vecchio, zio di Marc e poliziotto in pensione; la cosa è successa così:


«Ti sei tagliato la barba?»domandò Marc. «E la preistoria?»
«C’è ancora, c’è ancora,» fece Mathias.
«Dove?»
«Nella mia testa.»
Marc scosse il capo. Non gli avevano raccontato storie, Mathias era davvero nella merda.
«Cosa ti sei fatto alle mani?»
Mathias si guardò le unghie nere.
«Ho fatto il meccanico. Ma mi hanno licenziato. Dicevano che non ho il senso dei motori. Ne ho distrutti tre in una settimana.[…]»
«E adesso?»
«Vendo stronzate, poster, alla fermata del metrò.»
«Si guadagna bene?»
«No. E tu?»
«Niente, ho fatto il negro in una casa editrice.»
«Medioevo?»
«Romanzi d’amore di 80 pagine. L’uomo è felino ma competente, la donna radiosa ma innocente. Alla fine si innamorano perdutamente ed è una vera palla. La storia non dice quando si separano.»
«Ovviamente,» disse Mathias. «Te ne sei andato?»
«Mi hanno congedato. Cambiavo delle frasi sulle ultime bozze. Per acredine e per irritazione. Se ne sono accorti… […]»
«Quanti anni abbiamo?» domandò Mathias.
«Siamo sui 35. In genere a questa età si è uomini fatti.»
«Così dicono. E quel fottuto Medioevo? Non ti è ancora passata?»
Marc scosse il capo.
[…]
«Devo farti vedere una casa,» disse Marc. «Se ci stai, forse è la volta che superiamo quei trentamila anni che ci separano. Vieni?»
[…]
Un altro pazzo, ma un pazzo nella merda. Mathias suggerì un nome: Lucien Devernois. Marc cacciò un urlo. […]«D’accordo, siamo al verde e non è il momento di fare gli schizzinosi. Ma almeno un po’ di passato per fantasticare sul futuro noi ce lo abbiamo. E tu, con cosa te ne esci? La Grande Guerra? Un contemporaneista? E poi cos’altro?»
[…]
«D’accordo. Ma mi è sembrato di capire che nonostante abbia un piccolo stipendio Devernois è nella merda. […] Un passato da insegnante pubblico in una scuola media del Nord-Pas-de-Calais. Un misero impiego a metà tempo nel privato cattolico parigino. Sconforto, disillusione, scrittura e solitudine.»
[…]
«Questo cambia tutto! […] nella merda come siamo tutti e tre, riusciremo senz’altro a coronare la nostra rovina.»
(da Chi è morto alzi la mano)

- Cronologia e lapidaria sinossi delle opere

- Prima di morire addio, un furto e un omicidio negli ambienti della Biblioteca Vaticana di Roma. Non compare nessuno dei personaggi poi ricorrenti, ma c’è comunque un detective parigino e tre imperatori molto particolari.

- Chi è morto alzi la mano, il primo romanzo con i tre evangelisti alle prese con un faggio che compare un mattino all’improvviso, senza portare niente di buono.

- Un po’ più in là sulla destra, ancora i tre evangelisti e l’affascinante, mascolina figura di Ludwig Kelweihler, detto il Tedesco, ex investigatore del ministero dell’Interno con una capillare rete di informatori dislocati sulle panchine di Parigi e un immenso archivio di delitti. Un frammento d’osso umano trovato a Parigi porta il Tedesco fin nel cuore della Bretagna.

-  L’uomo dai cerchi azzurri, il primo romanzo con Adamsberg e Danglard. Un misterioso individuo disegna cerchi azzurri intorno a rifiuti, scrivendovi accanto “Victor, mala sorte, il domani è alle porte”. Finché il rifiuto non diventa particolarmente… organico.

- Io sono il Tenebroso, gli evangelisti e il Tedesco alle prese con Clément, totalmente stupido o furbissimo assassino?

-  L’uomo a rovescio, Adamsberg, i lupi mannari e il suo eterno amore Camille.

- Parti in fretta e non tornare, Adamsberg incontra gli evangelisti. E qualcuno annuncia il ritorno della peste a Parigi.

- Sotto i venti di Nettuno, sullo sfondo del Québec lo spalatore di nuvole affronta la sua terribile nemesi.

-  Nei boschi eterni, dove si ha la conferma che il passato di Adamsberg è pieno di eventi complessi che prima o poi vengono a chiedergli il conto… e nel frattempo qualcuno cerca di preparare la pozione della vita eterna, affatto incruenta.

- Un luogo incerto, Adamsberg e i vampiri, documentati storicamente. Gliene succederanno tante, qui, al nostro ispettore!

- La cavalcata dei morti, il Medio Evo che ritorna nelle sue leggende più paurose. Adamsberg, Danglard, Veyrenc e Zerk in Normandia sulle tracce del sire Hellequin.

Ora avete una piccola mappa del lussureggiante mondo di Fred Vargas: tuffatevi e fatemi sapere com’è andata. E per ogni problema seguite il consiglio di Adamsberg:

«Ci sono tre regole da tenere a mente, Zerk, e sei a posto: quando non riesci ad andare fino in fondo a qualcosa, devi chiedere a Veyrenc; quando non riesci a fare qualcosa, devi chiedere a Retancourt; e quando non sai qualcosa, devi chiedere a Danglard.»
(da La cavalcata dei morti)