Strict Standards: Only variables should be passed by reference in /home/newcomweb/public_html/librandum/htdocs/config/ecran_securite.php on line 259
Rumore bianco - Don DeLillo - Librandum

Rumore bianco - Don DeLillo

Postato da Flavia Macchia in Recensioni - A pesca di libri

Rumore bianco
Don DeLillo
Traduzione di Mario Biondi
Einaudi - 2005
€14,00

– Non mi piace doverlo fare io, Jack, ma c’è una cosa che va detta. – Che cosa? – Meglio te che me. Annuii gravemente. – Perché gli amici devono essere brutalmente franchi tra di loro. Mi sarei sentito proprio in colpa se non ti avessi detto quello che pensavo, specialmente in un momento come questo.

La paura della morte aleggia su tutto il libro, e si manifesta in diversi modi. Nella prima parte è latente e assume forme sottili, per poi diventare sempre più tangibile a mano a mano che si procede verso l’epilogo. Segno che in fondo non ci sono rimedi che tengano, nessun fantomatico psicofarmaco dal nome evocativo in grado di farci ridere della morte. Il trucco, quando funziona, è solo relegare quel pensiero in un angolino della mente, finché si può.

Forse è proprio questo il “rumore bianco” del titolo, la consapevolezza che rimane sullo sfondo ma è una continua interferenza. Oppure è il consumismo dell’America postmoderna, il ritmo produciconsumacrepa che ammorba i paesi ‘sviluppati’ a partire dagli anni Ottanta. O magari un suono ossessivo che conduce all’isolamento. Su questo ogni recensore dice la sua, basta fare un giro in rete per notare che le chiavi di lettura sono innumerevoli e con esse le interpretazioni possibili.

L’autore, d’altronde, non è il tipo da fornire soluzioni su un vassoio d’argento: riservato nella vita come nello stile, lascia che i suoi contenuti siano fruibili, ma non eclatanti. Sembra piuttosto suggerirli per vie traverse: ci si arriva grazie all’ironia, ai paradossi, ai temi ricorrenti che sembrano messaggi in codice.

Credo che in questo, il libro, si ispiri un po’ alla vita: quello che accade non è sempre (non è mai) del tutto chiaro, ma non si può far altro che accettarlo, sforzasi di dare una propria interpretazione, e arrivare alla fine.