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Rosa Candida - Audur Ava Ólafsdóttir - Librandum

Rosa Candida - Audur Ava Ólafsdóttir

Postato da Mara Bevilacqua in Recensioni - Ultime dagli scaffali

Audur Ava Ólafsdóttir
Rosa candida
trad. di Stefano Rosatti
Einaudi - 2012
€ 14,45

Rosa candida racconta un passaggio di stagioni - metaforiche e non - nel delicato ecosistema di Lobbi, un ragazzo islandese di 22 anni, che passa dall’inverno del dolore per la morte dell’amatissima madre e dello stordimento di ritrovarsi all’improvviso con una figlia, alla primavera del costruirsi il proprio posto nel mondo, dar vita a una famiglia, sbocciare nella serenità, o quantomeno provarci.

Nell’arco di un anno esatto, il nostro caro Lobbi vive il dramma del lutto e l’emozione di diventare padre di Flóra Sól, frutto di una notte di sesso - galeotta fu la serra - con una semisconosciuta. Lui non sa praticamente nulla di lei, se non che è l’amica di un amico. Lei non sa nulla di lui - dei fiori, della madre, del gemello autistico, del padre sulla soglia degli 80 anni che cerca di trattenere il ricordo della moglie attraverso le sue ricette.

In bilico, come tutti i ventenni, sull’orlo del suo futuro, Lobbi scegli i fiori e accetta la sfida di far rinascere uno dei giardini più famosi della Storia, nascosto nel cuore di un monastero nel Nord Europa. Qui avrà l’opportunità di ricostruire non solo un piccolo eden, ma soprattutto di conoscere Flóra Sól e Anna e di dare un nuovo indirizzo alla sua vita.

Rosa candida è un romanzo di colori: il nero della lava islandese, il viola della camicia di Josef, il verde della salsa, l’arcobaleno delle rose, le sfumature di bambola della bambina, il rosso dei capelli di Lobbi e il verde mare degli occhi di Anna... i colori sono ovunque perché ovunque è la Natura: quella selvaggia e indomita dell’Islanda, le foreste del viaggio attraverso il Nord Europa, il giardino che risorge.

Ma anche spogliato del suo rigoglioso manto vegetale, il romanzo regala la sua delicatezza nel modo in cui tratteggia le difficoltà, i dubbi e le incertezze del giovane protagonista, che sono poi quelle di tutti: il corpo, la morte, la timidezza, l’amore, il coraggio, il mettersi in gioco.
Rinfrescante nel suo candore, profondo nella sua sincerità.

Il paesino sorge sulle pendici di un colle roccioso. Sulla cima si staglia la sagoma del monastero. Anche se sembra impossibile, il giardino, citato in ogni manuale di
botanica e famoso fin dal Medioevo soprattutto per il suo roseto, si trova lassú.
Un velo di bruma gialla fende in orizzontale l’edificio, che pare sospeso in aria. Le strade, talmente strette che si riesce a malapena a scorgere il cielo, sono ripidissime,
quasi verticali: proseguire in macchina potrebbe essere rischioso. Prendo quindi il mio zaino e le rose e mi avvio a piedi su per la salita. È in circostanze come questa che si
apprezzano i vantaggi del bagaglio leggero. Le case sono di tanti colori, è straordinario. Mi basta percorrere pochi metri per rendermi conto che sono nella patria delle tinte preferite da mio fratello: le facciate si offrono ai miei occhi vestite di camicie rosa, cravatte verde menta, maglioni viola, gilet marroni a rombi gialli… I vasi ornamentali di ortensie e di dalie sono disposti lungo la strada che porta alla vetta, dove c’è l’unica via in piano. Ed è proprio in fondo al passaggio, in quel varco di luce blu, che troneggia l’antica chiesa, accanto alla pensione del monastero, il luogo in cui mi devo presentare.