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RAY BRADBURY - Bums on the outside, libraries inside - Librandum

RAY BRADBURY - Bums on the outside, libraries inside

Postato da Ugo La Bella in Recensioni - Evergreen

L’uniformazione dell’individuo e la sua conseguente massificazione secondo categorie definite dal “senatore” status quo; l’annullamento progressivo della memoria storica avente come obiettivo la distruzione di errori e di umanità possibili; l’abolizione della socialità come incontro e dell’incontro come possibilità.

Questi sono solo alcuni dei temi fondamentali di Fahreneit 451, un libro che Ray Bradbury scrisse nel 1953, venti anni dopo i roghi nazisti della Bebelplatz di Berlino del 10 maggio. Oggi come oggi questo testo che ha per protagonista Montag, il pompiere che dà fuoco ai libri, è di un’attualità disarmante. Per distruggere i libri non è stato necessario incendiarne le pagine, ma è bastato resettare il senso profondo che si nasconde dietro ogni forma di scrittura: il senso del cambiamento.

La tecnologia, accettata nel libro come unico controllo infallibile della fallace umanità, doveva aiutarci a capire che cambiare tutto era possibile ed, invece, ci ha spinto ad accettare tutto il possibile. La riduzione delle distanze comunicative sarebbe dovuto essere il ponte per nuovi contatti e, al contrario, ha rappresentato la morte del linguaggio e l’affermazione dell’impossibilità dell’atto del parlare per dirsi qualcosa.

Tutto era già stato previsto da Bradbury nel suo capolavoro in cui l’umanità è descritta come una fenice consapevole che sa rinascere dalle sue ceneri ogni volta più memore delle azioni riprovevoli commesse. La memoria resta, dunque, il tesoro più importante, da preservare contro ogni tipologia di ricordo selezionato, contro chi aspetta che la gente dimentichi per tornare, contro il tutto può cambiare di quelli che vogliono che tutto sia sempre come è stato.

Spesso, si dice che Fahreneit 451 è un testo di fantascienza che descrive un mondo immaginario. In realtà, è un libro su un’umanità che ha abbassato la testa lasciando a pochi le chiavi del proprio destino e rinunciando alle proprie emozioni, al proprio sapere, alla propria vita. Come Montag, anche noi dovremo imparare a trasformarci in un libro, magari proprio Fahreneit 451 per imparare che è necessario cambiare “qualcosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti poi la nostra impronta. Perché la differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere sta nel tocco… Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta una vita”.