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Open - Andrè Agassi - Librandum

Open - Andrè Agassi

Postato da Ugo La Bella in Recensioni - A pesca di libri

Open
Andrè Agassi
Traduzione di Giuliana Lupi
2011 - Einaudi Editore Stile libero Extra
€ 20,00

Quando sbagli sei eterno

Un serve and volley (una tattica di gioco che prevede il servizio e l’immediato avvicinamento alla rete) giocato alla grande. Mentre la palla accarezza la rete e finisce nel campo dell’avversario. Una vittoria che dà una gioia mai grande quanto la sofferenza che regala una sconfitta. Anche questo è Open di Andrè Agassi, l’autobiografia di uno dei più grandi tennisti della storia che ha preso la sua vita, l’ha messa nelle mani di un premio Pulitzer (J.R. Moehringer) e l’ha trasformata in un best seller.

Ma questo non faccia pensare al solito libro del solito sportivo che vende tanto perché non c’è nessuno che scriva qualcosa di decente ed allora la gente compra i piedi del calciatore, il culo della modella, il cappello dello chef, la barzelletta del comico e, nel frattempo, la scrittura passa in secondo piano. La letteratura viene barattata con un prodotto televisivo e le classifiche natalizie recitano tutto un coro pro Come ti cucino cosa, Perché ho vinto il campionato, La sai l’ultima sui carabinieri con una marea di foto e niente che abbia minimamente a che fare con un libro.

Bene, Open non è tutto questo . Non rappresenta neanche lontanamente quella sorta di sottoprodotti televisivi di cui sono inquinate le nostre edicole e librerie. Open è un grande libro, una grande storia in cui viene raccontato il dramma di un uomo costretto ad essere ciò che odia, condannato dal suo talento a demolire la propria infanzia e cercare la perfezione, dovendosi accontentare il più delle volte del nulla che crede di meritare. È un romanzo con protagonista un bambino obbligato ad affrontare un mostro che gli sputa addosso migliaia e migliaia di palle ogni giorno. Appena quel bimbo riesce a fare amicizia con qualcuno, viene spedito in una sorta di accademia militare dove colpire una palla è più importante che imparare. Allora quel bimbo si ribella e ce la mette tutta per combinare casini. Ma nessuno ascolta le sue grida di aiuto, a nessuno importa che questo sia ancora un bimbo. Tutti vedono il campione e, prima la Nike gli dà un contratto milionario, poi gli permettono di saltare la scuola ed, infine, lo sbattono su un campo da tennis per fare felice chiunque non sia lui. Open è il Bildungsroman di un ragazzo che odia il tennis, ma continua a giocare perché è l’unica cosa che gli hanno insegnato a fare.

È l’epica avventura del figlio di un emigrante che gli fa da padre padrone, il percorso di un eroe creato ad arte dallo showbiz che non fa altro che circondarsi di persone e, inciampato nello sport più solitario che esista, chiede ad altri di fargli da squadra, pur essendo sempre solo al momento di scendere in campo. È un catalogo di successi e di sconfitte descritte senza tralasciare prima, dopo e durante. Come se la memoria non permettesse mai di resettare. Come se la ricerca continua della perfezione non consentisse mai di dire “Va bene”. È lo scontro con l’acerrimo nemico: Pete Sampras, uno che a chiunque avrebbe fatto fare brutta figura, uno che definire imbattibile è riduttivo, uno che alla fine abbracci a rete, come tutti gli altri. È l’amore con ex bambine ugualmente travolte dal successo. Prima con Brooke Shields, poi con Stefi Graff, anche il rapporto con le donne rasenta quella ricerca di perfezione, quel senso che solo il colpo perfetto dà, quando la palla finisce dove volevi ed il destino si toglie il cappello davanti alla fortuna che “il ferro di cavallo che hai su per il culo” ti ha portato.

Open è, dunque, tutto ciò che un uomo è stato in grado di essere: un campione, un fallito, un ribelle, un fondatore di scuola, un nomade, un amante della propria casa, un colosso indistruttibile, un acciaccato vecchietto, un menefreghista, un commosso olimpionico, un tossico, un atleta, un cialtrone, un padre.

Open è il tempo che passa tra una vittoria e una sconfitta. La sensazione che tutto sia aperto e che non importi davvero trovare il colpo perfetto. Basta cercarlo continuamente. E non smettere mai di giocare.