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Non tutti i bastardi sono di Vienna - Andrea Molesini - Librandum

Non tutti i bastardi sono di Vienna - Andrea Molesini

Postato da Daniela Bevilacqua in Recensioni - A pesca di libri

Non tutti i bastardi sono di Vienna
Andrea Molesini
Sellerio editore – 2010
€ 11,90

È una penna, quella di Molesini, che fa emergere la Storia dalle pagine. E le pagine raccontano di uomini, donne, soldati, guerra e morte. La guerra è la Prima Mondiale, il luogo un’Italia “femmina”, inabile alla lotta e tuttavia capace, sul Piave, di respingere l’attacco austriaco. Gli uomini e le donne sono quelli del villaggio di Refrontolo e soprattutto i residenti di Villa Spada, nobili signori che si mettono al servizio della patria pur dovendo lasciare la loro villa ai comandi austriaci.

Ecco dunque sfilare tra le pagine di Non tutti i bastardi sono di Vienna la nonna Nancy, amante della matematica e dei segnali in codice, il nonno Guglielmo, un anziano bizzarro in cerca di riscatto, la zia Maria che gestisce la casa, la fida cuoca Teresa con la figlia Loretta, il parroco don Lorenzo, unica autorità rimasta a Refrontolo a gestire anime e il “marsupio di Dio”.

Protagonista è Paolo, orfano dei genitori, attratto dalla misteriosa figura di Renato, sedicente custode della villa, e da Giulia, spavalda ragazza dalla forte personalità. Il lettore non solo osserva la crescita di Paolo, il suo farsi uomo tra storie di sangue e amore, ma anche il lento emergere della psicologia dei vari personaggi che, messi di fronte a una nuova realtà, ripercorrono le loro vite e riscoprono la loro identità.

Le vicende di guerra, spesso crude e violente, si alternano a pennellate precise sulla precarietà dell’epoca. Lo spirito patriottico accomuna personaggi diversi tra loro, ne intreccia le vite, separandole a volte per sempre. Molesini mostra molto bene come l’avere un nemico comune faccia spesso superare le barriere sociali e descrive, altrettanto precisamente, come cambiano i rapporti tra vincitori e perdenti quando non sono quelli che ti aspetti.

Non sono le parole a parlare, ma i loro occhi, occhi che chiedono una spiegazione. Perché ora, perché qui, perché io? Ma una spiegazione non c’è. Si muore perché si muore.