Joseph Conrad - Cuore di tenebra

Postato da Ugo La Bella in Recensioni - Evergreen

Joseph Conrad
Cuore di tenebra
trad. di G. Spina
Rizzoli, BUR - 2004
€ 6,90

“No, è impossibile; è impossibile comunicare la sensazione di vita di qualsiasi fase della propria esistenza – ciò che ne costituisce la verità, il significato – l’essenza sottile e penetrante. E’ impossibile. Si vive come si sogna – soli…”.

Insondabili inferni, inesprimibili infiniti, inestricabili interni, insaziabili immiseriti. Anche questo è uomo.

Predatore del mondo intero: ruba, massacra, rapina e con falsi nomi lo chiama impero. Laddove crea il deserto, lo chiama pace .


(cfr. Tacito, De vita et morbus Iulii Agricolae, XXX.)

Cambiano i nomi che diamo alle nefandezze perpetrate dall’uomo. Non cambia il colore: scuro, come quello delle cieche tenebre. Le stesse che Conrad ha avuto il coraggio di indagare finendo per scoprire l’abisso che appartiene ad ognuno di noi, che ci definisce e ci inabissa. Quell’oscurità ha un solo nome. Il nostro.

Cuore di tenebra (Heart of Darkness) è un romanzo breve pubblicato nel 1902. La storia si rifà al viaggio compiuto nel 1890 da Conrad a bordo del vaporetto Rois de Belges lungo il fiume Congo, nel cuore dell’Africa, ed è incentrata sul racconto del capitano Marlow che narra all’equipaggio della Nellie di una missione eseguita quando per la prima volta aveva cominciato a solcare i mari. L’obiettivo è cercare il colonnello Kurtz, il simbolo dell’abominio colonialista che con pretese civilizzatrici ha sterminato migliaia di indigeni depredandoli dell’avorio e sottomettendo alla sua autorità divina le popolazioni autoctone.

La ricerca del colonnello rappresenterà un immergersi da parte di Conrad nelle profondità della jungla e dell’animo umano, attraversando quell’oscurità in cui finisce per perdersi quell’uomo che va oltre i confini morali e civili da lui stesso delimitati, ergendosi a Dio che decide e condanna, insensibile di fronte alle urla dei negri e avido di tutto ciò che ancora non è suo. Offeso, forse, dal fatto che nessun limite può essere posto all’uomo occidentale, neppure l’umanità.


Francis Ford Coppola
nel suo Apocalypse now riprenderà il libro di Conrad per dipingere il suo Kurtz, un Marlon Brando da antologia, e rappresentare le proprie tenebre, il Vietnam. Basterebbe questo per evidenziare una volta di più l’attualità del capolavoro di Conrad, ma a farne un classico immortale è la capacità dello scrittore di origine polacca di avvicinarsi all’essenza dell’uomo.

Senza esigenze di poteri sovrannaturali, Conrad trova nell’uomo tutto ciò di cui c’è bisogno: la perdizione segnata dal tifone che sconquassa la nave e la speranza in un equipaggio in cui uno lotta per l’altro convinto che la tempesta passerà. Prima o poi.