INTERVISTA AD ALBERTO FORNI, IDEATORE DI FASCETTA NERA

Postato da Mara Bevilacqua in Recensioni - Interviste

Più di 40.000 pagine viste e 2.000 visitatori nel solo mese di giugno per un blog nato a marzo. Fascetta nera è il sito che ogni giorno mette in bella mostra lo stato dell’arte della fascetta, finora appendice non considerata, e anzi bistrattata dai più (quanti lettori la strappano via dopo uno sguardo veloce?), oggi invece manifesto punto di incontro tra assurdità e concisione.

Grazie a Fascetta Nera ci possiamo soffermare sulle mille sfaccettature del mondo del paratesto e deliziarci coi virtuosismi degli italici fascettisti. Chapeau, considerati i vertici raggiunti da fascette come “Freud da sogno a prezzi disinibiti” o “Il Cantico dei Cantici del nostro secolo”.

L’ingrediente magico che rende possibile la sublimazione alchemica di queste frasette plumbee in prezioso oro è la sagacia con cui Alberto Forni, ideatore e animatore del blog, trova il titolo perfetto per ogni fascetta, un lapidario contrappunto alla loro näiveté. Commenti fulminei e salaci che fanno stillare la vera essenza delle fascette.
Qualche esempio: E ho preso anche una trota così per “Leggete. Vi si presenta l’occasione di un viaggio meraviglioso. E quando dico meraviglioso, non esagero.” Oppure Mescolato non shakerato per “Un intreccio perverso di alta e bassa società mescolate in un cocktail perfetto dall’ironia dell’autrice.” E l’ultima Qui ci vuole l’ispettore Marilyn Manson per “Più maledetto di Dorian Gray. Più intricato di un film di Hitchcock.”

Abbiamo intervistato Alberto Forni, giornalista, scrittore e tra gli autori della trasmissione radiofonica Dispenser, per saperne un po’ di più.

1. Raccontaci come è nato il progetto di Fascetta Nera. C’è un particolare aneddoto da cui l’idea è germogliata o è stata un’illuminazione improvvisa?
- Fascetta Nera è nato come illuminazione improvvisa lo scorso marzo, quando entrando in una libreria ho notato una fascetta che diceva “Un po’ Fabio Volo, un po’ Nick Hornby” e poi ho visto intorno altre fascette con slogan ridicoli o comunque sopra le righe. Ne ho fotografate un po’, sono tornato a casa e nel giro di un’oretta ho dato avvio al blog.

2. Oltre all’encomiabile risultato di donare quotidianamente sorrisi, qual è, se c’è, lo scopo del blog?
- Il blog è nato per puro divertimento e non ha mai avuto nessun tipo di scopo, cioè il fine non è criticare l’industria editoriale italiana. A che scopo? E chi sarei io per farlo? Criticare ovviamente mi diverte, e mi viene anche bene devo dire, se poi questo stimola una riflessione sui libri e sul marketing editoriale, ben venga. Non è un caso che coloro che amano di più il blog siano proprio persone che lavorano nelle redazioni e sono costrette quotidianamente a confrontarsi con gli aspetti promozionali della vendita dei libri.

3. Come lo porti avanti? La collaborazione dei visitatori conta?
- Lo porto avanti da solo, basandomi su quello che piace a me e aggiornandolo quotidianamente, almeno finché ci sarà abbastanza materiale da permettermi di farlo. Poi mi fa piacere che i lettori commentino, mi mandino delle fascette o del materiale promozionale, ma proprio per come è strutturato non si tratta di un blog che fa del rapporto con i suoi lettori uno dei punti di forza.

4. Sul sito ci sono link a diversi articoli, tutti positivi. Qualche critica? Sperando che nessuno sia giunto alle minacce… Penso a Vallardi…
- Devo dire che, per fortuna, finora ho ricevuto solo commenti e articoli positivi, al massimo qualcuno l’ha definito un blog perfido, a ragione diciamo. Nessuno, che io sappia, se l’è presa, neanche i miei amici della Vallardi, anzi un loro autore il cui libro, Il pollaio per tutti, avevo preso piuttosto in giro, si è rivelato così intelligente da apprezzare l’ironia. Anche perché non prendevo in giro il libro in sé, quanto il modo con cui veniva commercializzato.

5. Che risultati ha ottenuto finora il blog?
- Il blog ha avuto sicuramente riscontri molto al di sopra di ogni aspettativa: le recensioni su la Repubblica (da parte di Bartezzaghi), Il Giornale, Lettera 43, la collaborazione con Satisfiction, l’intervista con il portale di Rai Letteratura, il fatto di vedere come molte case editrici, da Einaudi a Feltrinelli a minimum fax, siano diventate fan di Fascetta Nera. E poi ancora librai, redattori, scrittori, insomma in tutta sincerità un interesse che non mi sarei aspettato. Credo che sia avvenuto perché il mondo dei libri è sempre circondato da questa aura di sacralità, tutto è serio, tutto istituzionalizzato, mentre l’approccio di Fascetta Nera è un po’ differente, un po’ irriverente. Per esempio le finte lezioni d’inglese di Baricco sono una delle cose che ha avuto maggiore “successo”.

6. Spesso proponi anche delle campagne speciali, come l’azione futurista all’ultimo Salone del Libro di Torino e, negli scorsi giorni, il bollino per la protezione degli animali (ab)usati in certe pubblicità. Ne hai in mente altre per il prossimo futuro, o nascono sull’onda delle reazioni a ciò che il marketing editoriale ogni giorno sforna?
- Nascono assolutamente in maniera estemporanea, sia perché mi permettono di andare oltre le fascette e un meccanismo che alla lunga rischia di diventare fine a sé stesso, sia perché ci sono molti aspetti della promozione editoriale che meritano di essere presi di mira. Quindi al momento non ne ho in mente altre, ma di sicuro le occasioni arriveranno.

7. Ad esser sinceri, fino all’avvento di Fascetta Nera, io appartenevo alla schiera di coloro che snobbano la fascetta, senza prestarle la minima attenzione. Ora però sono totalmente presa dal monitoraggio che fai ogni giorno delle assurde vette che i fascettisti toccano: come credi che siamo arrivati a questi livelli?
- Anch’io fino al giorno in cui ho iniziato a fare il blog non me ne curavo più di tanto. Però forse arriva un momento in cui si supera un certo limite e questa cosa si inizia a notare. Voglio dire, ci sono letteralmente decine di fascette nuove ogni settimana e tutte girano intorno ai soliti quattro o cinque concetti e quelle che tentano di andare oltre cadono spesso nel ridicolo.

8. Qual è la tua fascetta del cuore?
- Ovviamente è difficile rispondere. Amo particolarmente quelle con errori ortografici o refusi, perché io sono un po’ un grammar nazi e certe cose mi risultano proprio incomprensibili. Dal punto di vista contenutistico invece ne cito due, una di fronte alla quale ho avuto una sorta di Sindrome di Stendhal, “Vinci una cena con Lorella Cuccarini”, e l’altra che a proposito di un bestseller sudamericano diceva “Ha talmente tanto successo che ne vendono copie pirata ai semafori”.

9. Qualche anticipazione sulle prossime?
- Una molto bella che è uscita di recente e che porta ovviamente la firma di Newton Compton è “Il meteo quest’estate prevede colpi di fulmine”. Ma anche la tenera e struggente “Una storia d’amore e d’amicizia al profumo di fiori d’arancio”. E potrei ovviamente continuare.

10. Ma sei proprio sicuro che le bandelle non si meriterebbero anche loro un piccolo spazio, magari una rubrica mensile?
- Sicuramente anche loro, così come le schede dei libri e tutto il materiale promozionale, contengono molte perle, le fascette però hanno il vantaggio della brevità, cioè hai due righe, devi dire qualcosa di profondo ma lieve, convincente ma senza piaggeria, essendo serio ma allo stesso tempo ammiccante, insomma non è per niente facile scriverle. È più facile criticarle. Per questo ho deciso di stare dall’altra parte della barricata.