Ho rubato la pioggia - Elisa Ruotolo

Postato da Ugo La Bella in Recensioni - A pesca di libri

Ho rubato la pioggia
Elisa Ruotolo
Nottetempo - 2010
€ 14,00

Prima che il mondo cada

Aquila nera contro Falco cieco. Un’oscurità che può non essere vista almeno fino a quando si resta aggrappati alle proprie radici, senza sperare in nient’altro che non sia quello che già hai e per cui dovrai lottare ogni singolo giorno. Ogni stramaledetto giorno in cui sognerai di correre veloce, lontano dal rallenty della realtà. La stessa in cui a una madre, che segue la voce del sangue, non resta che aprire la porta a un figlio per poi essere abbandonata, di nuovo, e sentire di non avere più nulla. Se non un cuore malato che appare consolatorio nel ritmo prefissato di un bypass che dà quella costante sequenza di battiti sempre uguali. Una certezza a cui affidarsi, un petto a cui appoggiarsi, tra un silenzio e l’altro. Il medesimo silenzio che accompagna la vita di Cesare, travolta da un amore fatto di bigliettini mai letti. Perché anche quel che scrive resti inudito, come se fosse possibile camminare senza lasciar traccia. Come se la follia fosse l’unica soluzione per uscire da quei silenzi inascoltati, da quegli abbandoni infiniti e da autunni di foglie morte solo perché nessuno ha voluto raccoglierle.

In Ho rubato la pioggia (espressione che indica un’azione che non porta a nulla di concreto) Elisa Ruotolo fonde in tre racconti l’ideale dell’ostrica di Verga e, dunque, ad essere protagonista è “la fatale necessità presente nelle tenaci affezioni dei deboli, nell’istinto che hanno i piccoli di stringersi fra loro per resistere alle tempeste della vita. Ma allorquando uno di quei piccoli, o più debole, o più incauto, o più egoista degli altri, vuole staccarsi dai suoi per vaghezza dell’ignoto, o per brama di meglio, o per curiosità di conoscere il mondo; il mondo, da pesce vorace com’è, se lo ingoia, e i suoi più prossimi con lui” (Giovanni Verga, Fantasticheria).

I protagonisti delle tre storie sono perduti ogniqualvolta provano a scollarsi dal loro scoglio costituito dalla famiglia, dal paese natio, dalle consuetudini da bar e dallo scudo del silenzio. Ogni volta che cercano di ricominciare sembra quasi che rinneghino le proprie radici e, per questo, è necessaria una punizione che ristabilisca l’impossibilità di una vittoria. I vinti nascono tali e solo restando dove sono possono portare avanti il proprio destino. Uscire dal proprio paese, fidarsi di qualcuno al punto tale da restare inermi e scrivere lettere d’amore sono i tentativi che i protagonisti attuano per uscire dalla loro condizione. Il fallimento di queste rivoluzioni impossibili pare conduca i personaggi ad un mesto ritorno alla situazione precedente. Ma non è così. I personaggi hanno perso, come sempre, ma sono cambiati. Dalle loro sconfitte hanno tratto delle vittorie da cui ripartire: Federico non è riuscito a sfondare nel mondo dei mortali, ma la sua leggenda ha sconfitto il tempo; Maria viene abbandonata da tutti, ma trova i battiti di Innocenzo a ricordarle che c’è un cuore che funziona solo perché c’è lei; Cesare non riesce ad avere la donna che ama, ma trova Sara che gli sta accanto e un amico che lo aiuta ad interrare le radici dei pini. Forse, il senso è che l’unico modo di ripartire è darsi delle nuove radici, di crearsi un altro scoglio a cui aggrapparsi, per non smettere di lottare e sentirsi vivi. Vivi di un senso costruito con le mani callose di chi sa scavare e trovare la speranza anche laddove non è stata piantata.

Il primo libro di Elisa Ruotolo è tutto questo, ma anche una panoramica su quel Sud di provincia da cui l’autrice proviene e di cui descrive i valori di riferimento fondamentali: la famiglia, il sacrificio, il silenzio e le donne forti vestali del focolare. L’autenticità dei personaggi fa il resto, con descrizioni in cui la comicità disarmante e il dramma onnipresente sono la sintesi perfetta di un Meridione ferito, ma sempre in piedi.

Da ricordare sono: l’esilarante Attilio Cascone, l’arbitro che non vedrebbe un bufalo in campo; le straordinarie due “zitelle”, Irene, coi suoi problemi di circolazione, e Bianca con la sua passione per i fotoromanzi di Grandhotel; il manzoniano Don Liborio, il vecchio prete sulla cui morte Gigi Lo Scarso effettua scommesse continuamente deluse e della cui sordità approfittano i ragazzi per ricoprirlo di oscenità, almeno fino all’avvento della tecnologia…

In conclusione, Ho rubato la pioggia è un manifesto convincente del talento cristallino di Elisa Ruotolo capace di rubare per noi le gocce di inchiostro necessarie per dar voce a chi ne è privo, esplorando così quelle piccole tracce di quotidianità che si sposano con l’ineluttabilità di un destino segnato dalla nascita.

Una trama già intessuta nella quale Elisa Ruotolo indaga gli strappi. Un attimo prima che il mondo cada. Senza far rumore.