Cavalcare la propria tigre - Giorgio Nardone

Postato da Flora Albarano in Recensioni - Diario di lettura

Cavalcare la propria tigre
Giorgio Nardone
Ponte alle Grazie - 2003
€ 8,90

Epilogo

L’ultimo degli stratagemmi essenziali è la sintesi conclusiva delle capacità raggiunte grazie all’esercizio della saggezza applicata, ovvero l’obiettivo più elevato che il saggio-guerriero-persuasore può raggiungere.
«Vincere senza combattere» significa aver raggiunto un livello di abilità strategica e virtù tali da generare in qualunque avversario non solo timore, ma rispetto e ammirazione al punto che questi non si sogna nemmeno l’idea di uno scontro.

Ciò che persuade l’avversario a divenire vostro seguace è la percezione immediata delle vostre virtù personali. Per ottenere questo effetto suggestivo è indispensabile possedere grande carisma.

Ma che cosa è il carisma se non la saggezza e le abilità pratiche che trasudano da ogni nostro poro?

Di Alessandro Magno si diceva che i suoi soldati ne erano come innamorati. Sun Zu afferma che il miglior generale è colui che è seguito dai suoi soldati per affetto e ammirazione, non per timore.

Credo che a questo punto il lettore si chiederà: «Ma dove sta il trucco? Dove è il sottile inganno?» Il trucco in questo caso è l’assenza di trucco. Lo stratagemma paradossalmente corrisponde con la verità, nel senso che non c’è inganno. Essere quello che si appare.

Non si tratta di costruirsi un’immagine da vendere agli altri e a se stessi, ma di costruire attraverso la conoscenza e l’esercizio quelle abilità che affascinano gli altri. «Sii quello che sembri». Alla fine si torna all’inizio: « Il segreto è che non ci sono segreti ».

«Cavalcare la propria tigre» non è un artificio ma un’abilità, frutto di studio e applicazione costante. Anche perché se possiamo essere bravi a ingannare gli altri sulle nostre reali capacità non possiamo farlo così bene con noi stessi.

«Ognuno di noi» recita un motto cinese, «va a dormire ogni notte con una tigre accanto. Non puoi sapere se questa al suo risveglio vorrà leccarti o sbranarti». Con questa metafora la saggezza antica vuole ricordare la relazione che ognuno di noi ha con i propri limiti.

Solo cercando di migliorarci costantemente possiamo renderci amica la nostra tigre, in quanto nessuno può evitare la peggiore e la più pericolosa delle compagnie: noi stessi. Non è un caso che il principio alla base di quest’ultimo stratagemma sia lo stesso principio etico indicato dal più grande dei pacifisti, Gandhi: «Sii quello che vorresti che il mondo fosse».